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Oggi riprendiamo la rubrica dedicata agli album musicali entrati nella storia della musica e lo facciamo con "Darwin!", il secondo album del Banco del Mutuo Soccorso.
Pubblicato nel 1972, questo concept album tratta il tema dell'evoluzione dell'uomo secondo la teoria darwiniana attraverso le atmosfere create con l'utilizzo di pianoforte, organo, sintetizzatori e chitarra.
Nel 1991 è uscita la seconda edizione di "Darwin!" e, in occasione del 40mo anniversario dall'uscita, nel 2013 è stato ideato un progetto musicale con oltre 100 artisti impegnati in una rock opera avente come colonna sonora proprio questo album.
Oggi torniamo a parlare di album che meritano un posto particolare
nella storia della musica e lo facciamo parlando di “Zen arcade”, del 1984.
Inciso dal gruppo punk statunitense Hüsker Dü,
“Zen arcade” è considerato uno degli album musicali più influenti del
genere punk e degli anni ’80 in generale e, nello specifico, è un concept album
che tratta dell’alienazione adolescenziale trattando temi come la droga e il
rapporto con la famiglia e l’ambiente sociale in cui un adolescente vive.
In “Zen arcade”, la sperimentazione musicale è abilmente mescolata a
momenti più melodici e improvvisazioni psichedeliche e questi elementi senza
dubbio hanno contribuito al buon riscontro di critica ottenuto, nonché al buon
risultato commerciale.
Oggi vogliamo parlare dell'album "The lamb lies down on Broadway" dei Genesis, che venne pubblicato dal gruppo il 18 novembre 1974.
L'intero album è incentrato su un racconto ideato e scritto da Peter Gabriel e reperibile all'interno della copertina.
Tralasciando i dettagli agli interessati, teniamo comunque a precisare che si tratta di un disco doppio dove i brani sono inframmezzati ad introduzioni strumentali che, durante le 102 volte in cui è stato eseguito dal vivo nel tour tra il 1974 e il 1975, davano anche la possibilità a Peter Gabriel di cambiarsi d'abito tra un brano e l'altro.
Al termine del tour, Lo stesso Gabriel ufficializzò l'uscita dal gruppo.
Ora vi lasciamo alla musica.
Buon weekend a tutti!
Oggi torniamo a parlare di album musicali che sono entrati nella storia della musica e lo facciamo con "Tommy", il quarto album di The Who.
L'album, che quando venne pubblicato nel 1969 con un doppio vinile divise la critica musicale in due filoni di pensiero tra chi lo riteneva un capolavoro e chi uno sfruttamento commerciale di tematiche serie, racconta la storia di un ragazzo sordo, cieco e muto, nato dopo la Prima Guerra Mondiale e che diventa "il mago del flipper".
Nel 1975 ne venne realizzata anche la versione cinematografica.
Ora vogliamo lasciare i dettagli, seppure interessanti, della trama a chiunque intendesse approfondire l'argomento e auguriamo a tutti un buon weekend in musica.
Alla prossima!
Oggi torniamo a parlare di album che hanno fatto la storia della musica e stavolta vogliamo trattare "Operation: Mindcrime", pubblicato nel 1988 e terzo album dei Queensrÿche.
Si tratta di un concept album di genere progressive metal che, tralasciando i minimi dettagli della trama, racconta la storia di un eroinomane che viene manipolato e ipnotizzato per diventare un criminale alla parola d'ordine "mindcrime" (trad.: "crimine cerebrale"). Lo scopo finale del Doctor X, il manipolatore, è assassinare i leader corrotti e, all'inizio dell'album, il protagonista Nikki ha un flashback dal passato quando si trova ricoverato in ospedale.
Questo album, che è stato tra i primi e più importanti di questo genere musicale, vede la formazione dei Queensrÿche, capitanata dal cantante Geoff Tate, insieme a Pamela Moore come ospite nei panni di Sister Mary.
Il successo dell'album fu tale per cui la band pubblicò successivamente anche il box set "Operation: Livecrime" e nel 1989 uscì anche una serie di videoclip nella videocassetta "Video: Mindcrime".
Nel 2003 e nel 2006 vennero poi pubblicati rispettivamente una versione rimasterizzata dell'album e un box set.
Nel 2006 uscì anche il sequel "Operation: Mindcrime II", con ancora Pamela Moore nei panni di Sister Mary e Ronnie James Dio in quelli del Doctor X.
A questo punto lasciamo spazio alla musica. Buon weekend a tutti!
Oggi vi parliamo del quinto album dei Jethro Tull: "Thick as a brick", del 1972.
Questo concept album viene considerato il primo vero album di rock progressivo della band capitanata da Ian Anderson, seppur mantenendo aspetti rock, blues e folk.
Sembra che a Ian Anderson sia venuta l'idea di creare un concept album in reazione a coloro che consideravano tale il precedente album della band, ovvero "Aqualung" e prendendo in maniera ironica le distanze da quella che era, negli anni '70 del secolo scorso, la "moda" dei concept album.
"Thick as a brick" è composto da un unico brano, suddiviso tra i due lati del disco in vinile.
I testi. pieni di umorismo e sarcasmo, inizialmente sono presentati come quelli di Gerard Bostock, in teoria un bambino prodigio vincitore di un concorso di poesia e squalificato successivamente per avere detto una parolaccia in diretta ma che in realtà risulta essere un personaggio nato dalla fantasia dello stesso Ian Anderson.
Nonostante l'ironia presente nell'album, "Thick as a brick" risulta essere una delle opere meglio riuscite dei Jethro Tull e una pietra miliare della storia della musica.
In occasione del quarantennale dell'opera, nel 2012 venne pubblicato anche la versione in vinile del sequel "Thick as a brick 2" e il nuovo remixaggio "Thick as a brick 40th anniversary special collector's edition", uscito in CD e DVD.
L'album raggiunse la prima posizione nella Billboard 200, ovvero la classifica dei primi 200 nuovi album ed EP usciti negli U.S.A., stazionandovi per due settimane, nonché la prima posizione in Australia, la terza posizione in Paesi Bassi e Norvegia e la quinta posizione nella classifica UK.
Prima di lasciarvi in musica, è doveroso dire due parole riguardo la copertina, perché quella dell'edizione originale è molto insolita: il frontespizio è la prima pagina dell'ipotetico quotidiano "St. Cleve Chronicle" del 7 gennaio 1972, con in prima pagina la notizia della premiazione di Gerard Bostock e all'interno i testi delle poesie di questo immaginario bambino prodigio confuse tra altre notizie, rigorosamente inventate e ironiche dalla band.
Per concludere, vi raccontiamo un paio di curiosità inerenti proprio la copertina. La prima: ormai risulta piuttosto difficile reperire "Thick as a brick" con la copertina in buone condizioni perché all'interno ci sono anche cruciverba che molti possessori dell'album hanno compilato. La seconda: pare che la band abbia impiegato molto più tempo a creare le notizie da mettere in copertina piuttosto che le musiche dell'album.
Oggi torniamo a parlare di album musicali diventati simboli della storia della musica e questa volta è il turno di "Radici", il quarto album di Francesco Guccini.
Uscito nel 1972, è caratterizzato da una particolare cura stilistica e delle musiche e rappresenta una svolta nella produzione del cantautore modenese.
Il tema principale di questo concept album è la ricerca del proprio passato; in copertina è raffigurata una fotografia con i nonni e i prozii e, all'interno del disco, una seconda fotografia vede Francesco Guccini insieme alla moglie Roberta ad indicare la prosecuzione della discendenza.
Il significato dell''album viene anche spiegato in prima persona dall'autore in una dedica all'interno del disco.
I testi delle canzoni contenute in "Radici" riprendono le riflessioni sullo scorrere del tempo che hanno caratterizzato anche i due dischi precedenti del cantautore modenese, "Due anni dopo" del 1970 e "L'isola non trovata" del 1971.
Nell'album "Radici", in particolare, il passato è rappresentato dalle canzoni Piccola città e Incontro, il presente che fluisce è in Canzone dei dodici mesi e il futuro si trova in Il vecchio e il bambino.
Complessivamente, è un album pieno di significati con un linguaggio semplice.
Ora non ci rimane che prendere in considerazione le canzoni una alla volta, partendo da quella che è anche il titolo dell'album e che si commenta da sola.
La seconda traccia dell'album è La locomotiva, sicuramente una delle più conosciute di Francesco Guccini: racconta un fatto realmente accaduto il 20 luglio 1893 alla stazione ferroviaria di Poggio Renatico (FE), che ebbe risonanza a livello nazionale e che il cantautore modenese lega anche a motivazioni politiche molto plausibili considerando il clima sociale di fine '800.
La terza traccia dell'album, Piccola città, è una canzone in cui Guccini descrive la Modena della sua infanzia, con episodi di vita vissuta, ribellioni e ostilità che scrisse a Bologna.
La quarta traccia, Incontro, è stata scritta dal cantautore modenese durante un viaggio in treno dopo avere ritrovato brevemente un'amica di vecchia data e segnata dal suicidio del compagno nel giorno di Natale mentre lei stava festeggiando in casa con la famiglia. Durante il brano, Guccini si riosserva nella nostalgia adolescenziale.
La traccia successiva, Canzone dei dodici mesi, prende in esame il passare del tempo nello scorrere dei mesi dell'anno. Nel video che segue ne vediamo la versione live registrata il 20 gennaio 1982 a Lugano nella sede della televisione svizzera RTSI. Nell'occasione, Francesco Guccini è accompagnato da Jimmy Villotti e Juan Carlos "Flaco" Biondini alle chitarre e Tiziano Barbieri al basso.
La Canzone della bambina portoghese tratta lo scorrere del tempo e, più precisamente, lo scorrere della vita di tutti i giorni, sfruttando le parole di una bambina che pare stare molto tempo vicino al mare.
La traccia conclusiva dell'album Radici é Il vecchio e il bambino, che nell'analisi del passare del tempo rappresenta il futuro.
Precisamente, mette di fronte due generazioni successivamente all'olocausto dopo una guerra nucleare.
In questo dialogo, il vecchio racconta al bambino come fosse la Terra prima della distruzione totale.
Alla fine del racconto, il bambino conclude dicendo: "Mi piaccion le fiabe, raccontane altre".
Nel video che segue, ne vediamo una versione registrata da Francesco Guccini nel 1971, un anno prima dell'uscita dell'album Radici, con il titolo Un vecchio e un bambino.
Infine, riteniamo interessante anche porre l'attenzione sui musicisti che accompagnarono Francesco Guccini in questo album: Ellade Bandini alla batteria, Deborah Kooperman al flauto, alla chitarra e al banjo, Ares Tavolazzi al basso, Gigi Rizzi alla chitarra e Maurizio Vandelli a mellotron e moog.
Detto questo, non ci resta che augurare a tutti un buon weekend in musica!
Oggi inauguriamo una nuova rubrica dedicata alla trattazione di album musicali ritenuti degni di particolare nota per il loro significato e per il segno che hanno lasciato nella storia della musica e cominciamo trattando l'album di esordio degli Enigma, gruppo nato nel 1990, come l'album stesso.
Stiamo parlando di "MCMXC a.D.", un concept album il cui titolo, in numeri romani, indica proprio l'anno di pubblicazione.
L'album suscitò molte polemiche per i temi trattati, tra cui il conflitto tra religione e sessualità, le credenze cristiane e l'apocalisse (tutto tratto dalla Bibbia).
"MCMXC a.D." comincia con il suono di una sirena nella nebbia (la "sirena di Enigma") e la voce di Louisa Stanley, protagonista del primo brano dell'album, The Voice of Enigma (trad. La voce di Enigma), dove si susseguono continuamente il canto gregoriano, che simboleggia la religione, e il canto di donna, che simboleggia la lussuria e le tentazioni.
Seguono poi i primi tre movimenti dell'album, dal titolo Principles of lust (trad. I principi della lussuria), il primo dei quali, Sadeness (part I), divenne una hit a livello mondiale e si pone degli interrogativi sulle credenze del Marchese De Sade, che provava piacere attraverso la tortura. Questo brano in modo particolare ha attratto l'attenzione della critica per il mix tra canto gregoriano e musica beat e, per completare il quadro, ci sono il triangolo, il flauto shakuachi, la voce francese narrante e i respiri di Sandra, moglie di Michael Cretu, produttore e cantante degli Enigma. La voce di Sandra Cretu è poi quella che gradualmente invita l'ascoltatore a lasciarsi andare ai piaceri della lussuria. Sadeness riprende, seguito da un breve pezzo di pianoforte e, poco dopo, si arriva alla fine del movimento.
Il quinto brano dell'album, Callas went away (trad. Callas se n'è andata), è un tributo alla celebre cantante d'opera Maria Callas.
Si comincia con una serie di cinguettii sintetizzati e mixati con il suono di un piano condotto dalla voce sussurrata di Sandra Cretu, alla fine del quale spunta l'aria Ces lettres, ces lettres tratta dall'opera "Werther" di Jules Massenet.e con cui si conclude il brano.
Il successivo Mea culpa comincia con il rumore della pioggia campionato dallo stesso brano dei Black Sabbath. Qui appare predominante il canto liturgico Kyrie eleison, insieme al suono del flauto e alla voce di Sandra Cretu.
Mea culpa sfuma in The voice and the Snake (trad. la voce e il serpente), un brano sperimentale basato su Seven bowls degli Aphrodite's Child in cui un gruppo di persone descrive la fine del mondo in modo misterioso e apocalittico menzionando la Bibbia.
A questo punto, una boccia cade a terra rompendosi e lascia il posto a Knocking on forbidden doors (trad. Bussando alle porte proibite), in cui il battito dei tamburi sembra simulare il bussare ad una porta, prima che la musica progredisca ad un ritmo più veloce per concludersi con un canto gregoriano.
Back to the rivers of belief (trad. Ritorno ai fiumi del credo), la seconda parte del triplo movimento dell'album inizia lentamente con le note di John Williams, tratte dal film "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di Steven Spielberg, ad introduzione del canto gregoriano di Way of eternity (trad. Via dell'eternità), prima parte del movimento. Successivamente, lo stile beat di Sadeness è ripreso in Hallelujah con il suono del violino ad accompagnare la musica. Qui, il triangolo vocale si ripropone in uno stile tipicamente arabo, presente anche in Rivers of belief (trad. Fiumi del Credo), che chiude il movimento e che è l'unico brano dell'album in cui canta Michael Cretu.
Dopo il coro con Cretu, la musica si ferma completamente e una voce maschile intona "quando l'agnello aprirà il settimo sigillo, il silenzio contemplerà il cielo", tratto dalla Bibbia.
L'album termina con il suono del flauto shakuachi e il "Corno di Enigma".
La copertina dell'album fu progettata da Johan Zambrysky, autore della quasi totalità della discografia del gruppo. Si presenta come una cornice spessa e nera con al centro una silhouette circondata da una luce brillante e una croce cristiana in basso al centro ed è ispirata ai temi musicali presenti nell'album, ripresi da tre frasi emblematiche citate nella terza pagina del booklet
"MCMXC a.D." ha raggiunto il top delle classifiche in 41 Paesi vincendo svariati riconoscimeti come Disco d'Oro e di Platino. Nel 1991, il singolo Sadeness (part I) ha raggiunto la vetta di classifiche di genere.
Non si conosce il numero esatto di copie vendute, anche se le stime sono di 20 milioni circa.
E anche per stavolta è tutto.
Buon weekend in musica!