MUSIC ARMY

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CONFERENZE

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domenica 22 dicembre 2013

La cantante di oggi: Jojo

Oggi parliamo di una giovane interprete del nuovo filone della musica R & B.
Nata Joanna Noelle Bladgen Levesque, con origini polacche, francesi, scozzesi, inglesi e native americane, nel 1990, Jojo si è subito distinta per via della voce estremamente potente e matura, sia a livello tecnico che espressivo, già a otto anni, età in cui si esibisce in alcune cover dal vivo all'interno di vari programmi televisivi americani. In una di queste occasioni riceve il plauso di Bill Cosby.
Il suo esordio discografico avviene nel 2004 con il singolo Leave (get out), con cui raggiunge il primo posto negli USA... cosa mai avvenuta per una ragazzina di tredici anni.


In seguito prosegue la sua carriera con il secondo album, trainato dal grande successo Too little too late.


La sua ascesa incontra vari problemi legati alle case discografiche, ovviamente interessate a trasformare Jojo in una cantante pop più commerciale. A livello canoro si presenta come un mezzosoprano dotato di grande estensione, agilità, coloratura e con una dimestichezza ammirevole nell'utilizzo di falsetto, whistle e melisma. Il suo tratto distintivo è sicuramente il timbro, in cui si percepisce estremo controllo e una maturità espressiva assolutamente anomala per l'età in cui ha iniziato la sua carriera. Questa peculiarità le ha consentito di interpretare brani d'amore estremamente sofferti e adulti in chiave blues, distanziandosi dalla più comune idea della giovane popstar con voce acerba e delicata, maggiormente legata alle atmosfere leggere della musica mainstream.

domenica 15 dicembre 2013

Meteore: Count Five

Oggi parliamo di un gruppo musicale meteora della seconda metà degli anni Sessanta: i Count Five. Di genere garage rock e rock psichedelico californiano, il gruppo si formò a San José da un idea di Ron Chaney, bassista, e John Michalski, chitarrista. Questi ultimi iniziarono la loro carriera musicale quando erano ancora studenti, suonando in gruppi locali specializzati nel surf rock. Successivamente nacquero gli Squires, a cui si unì il cantante Kenn Ellner, che, per rimanere nella scena musicale, imitarono lo stile della British Invasion. Nel 1964 arrivò anche Sean Byrne, cantante e chitarrista di origini irlandesi. Lo stesso Byrne, in quel periodo stava ultimando il brano che divenne l'unico vero successo dei Count Five: Psychotic Reaction. Il brano, scartato prima da varie case discografiche, uscì come singolo per la Double Shot Records con influenze di Yardbirds, Bo Diddley e del genere punk. Nel 1966 venne pubblicato l'album contenente questo singolo, un paio di cover degli Who e alcuni inediti di scarso valore, per cui il gruppo si sciolse l'anno successivo. Ora non rimane che ascoltare la loro unica hit. Buona domenica a tutti!


domenica 8 dicembre 2013

Storia della musica elettronica (parte IV): Gesang der junglinge

Oggi torniamo a trattare la storia della musica elettronica e lo facciamo parlando, seppure in modo molto semplificato, di una composizione musicale: Gesang der junglinge di Karlheinz Stockhausen.
Sorvolando per adesso sulle varie tappe artistiche dell'autore tedesco e lasciando eventuali approfondimenti riguardo questa composizione ai lettori del blog, occupiamoci di quello che viene considerato il manifesto della musica elettronica.
Composto nel bienno 1955-1956 dopo le esperienze di Elekronische Studie I ed Elektronische Studie II, Gesang der junglinge è un progetto piuttosto complesso. Per fare questo, il testo in latino del "Canto dei giovani nella fornace" (Libro di Daniele, capitolo 3) venne fatto leggere, secondo uno schema deciso da Karlheinz Stockhausen, ad un ragazzo e, successivamente, venne suddiviso in fonemi.
Questi fonemi vennero fusi, dall'autore, insieme a suoni elettronici variando le frequenze e, di conseguenza, i vari timbri.
La concezione strutturale polifonica della composizione prevedeva poi anche una corrispondente proiezione spaziale ben precisa della stessa.
Gesang der Junglinge venne eseguita in pubblico per la prima volta il 30 maggio 1956.
Ora non resta che l'ascolto.
Buona domenica a tutti!








sabato 30 novembre 2013

Hit parade : Insieme

Ritorna la serie di post legati ai successi delle classifiche italiane nel corso dei decenni. Oggi trattiamo un brano rimasto nella hit parade del 1970 per diciotto settimane, di cui diciassette nella top 10: "Insieme", grande successo di Mina, scritto da Mogol e Battisti. Inizialmente l'interprete non era convinta di poter cantare il pezzo, ma ci ripensò dopo poco, incidendo un successo che solo Modugno riuscì a mantenere in seconda posizione. Buona musica a tutti...


domenica 24 novembre 2013

Il brano di oggi: La voce del silenzio

Dopo Caruso, il brano trattato in maniera unica da un post di questo blog è "La voce del silenzio".
Nell'immaginario collettivo, il pezzo in questione è la rappresentazione imperitura del romanticismo nel genere melodico, ma in sé mostrava vari cambiamenti e scostamenti da questo stile, probabilmente dettati dall'edizione di Sanremo in cui fu presentata, ovvero quella del 1968.
Festival ricco di polemiche e famoso per i grandi ospiti stranieri, la faida fra Don Backy e Celentano, ma soprattutto per il suo passato recente, ovvero la morte di Luigi Tenco, che aveva modificato più o meno direttamente il modo di cantare di molti artisti, fra cui Tony Del Monaco, che presentò "La voce del silenzio" in doppia esibizione con Dionne Warwick.
Il pezzo parla di una persona che vuole meditare in quieta solitudine, ma ogni ricordo della sua esistenza riporta alla mente l'amore della sua vita, mai dimenticato. Dal punto di vista musicale e tecnico, la canzone appare come una battaglia fra la voce e la presenza stoica e prepotente dell'orchestra, elemento fondamentale in questa composizione di Mogol, Limiti ed Elio Isola.
La presentiamo in varie versioni, dall'originale (e snobbata) di Del Monaco e Dionne Warwick...


... passando per la versione che le diede la notorietà (probabilmente eterna), ovvero quella di Mina...


... fino alle versioni più recenti e originali dei seguenti artisti: Silvia Mezzanotte


Loretta Goggi


Ranieri e Mezzanotte


Alex Baroni


Mia Martini


E, a parte molti altri come Renato Zero, Ornella Vanoni, Renga, Luca Laurenti e Franco Simone, concludiamo con una versione in duetto dall'arrangiamento peculiare (grazie alla presenza di un flauto particolare). Ovvero la versione live, dal teatro del silenzio (neanche a farlo apposta) di Lajatico, di Andrea Bocelli ed Elisa

venerdì 15 novembre 2013

Storia della musica elettronica (III parte): Avanguardia, Neoavanguardia, Neue Musik e Ferienkurse

Rieccoci a parlare della storia della musica elettronica. Nell'ultimo post di questa serie abbiamo accennato ad una sua diffusione tra il grande pubblico: vediamo ora come avvenne.
Innanzitutto occorre fare un passo indietro.
Nella prima metà del Novecento si fa strada il concetto di Avanguardia: usato inizialmente come termine militare e passato attorno al 1830 al linguaggio politico, successivamente ha cominciato ad indicare  i fenomeni radicali di innovazione artistico-letteraria in opposizione alle convenzioni estetiche dominanti, assumendo forme anche assai polemiche. Alla definizione del concetto di Avanguardia ha contribuito la discussione filosofica, sociale ed estetica sviluppata tra 1930 e 1950 in merito alla situazione artistica nella società moderna di massa..
Nel secondo Dopoguerra (anni '60), i movimenti della Neoavanguardia ne hanno ripreso gli atteggiamenti e le tematiche.
Di questi due movimenti parleremo più approfonditamente in seguito.
Con il termine Neue Musik (Musica Nuova), coniato nel 1920, venivano indicati gli indirizzi della musica moderna e, successivamente, quelli più sperimentali.
Ora occorre precisare un concetto molto importante per l'epoca di cui stiamo parlando: in Germania, che aveva a Darmstadt uno dei più importanti centri europei per la diffusione della musica d'Avanguardia, il Nazismo proibiva tassativamente ai giovani l'ascolto degli autori più avanzati.
Nel 1946, dopo la caduta della dittatura, nella città tedesca vengono istituiti i Ferienkurse für Internationale Neue Musik (Corsi estivi di Nuova Musica Internazionale) per aggiornare gli studenti tedeschi.
Due anni più tardi, per volere di René Leibowitz, questi corsi cambiano il proprio nome in Internationale Ferienkurse für Neue Musik (Corsi estivi Internazionali di Musica Nuova), aiutando in questo modo la divulgazione tra le masse.
In questa Musica Nuova si nota il desiderio di rottura rispetto alle idee tipiche del Nazismo, ovvero dai miti dell'ideale di comunicazione e di genio creatore, e la soggettività dell'individuo viene annullata. 
E' una musica che non intende necessariamente farsi capire e che si basa molto sul concetto di "arte per l'arte".
E con questo, anche per stavolta è tutto.
Buon weekend!




venerdì 8 novembre 2013

Meteore: Patrick Hernandez

Riprende la raccolta delle nostre meteore, ovvero artisti che attraversano la storia della musica per un breve periodo... per poi sparire, lasciando (o non lasciando) un segno.
Oggi tocca a Patrick Hernandez, cantante francese già corista di Claudio Baglioni e divenuto famoso a livello planetario nel 1978 con il brano "Born to be alive", inno del concetto di "Vita alla giornata".

sabato 2 novembre 2013

Storia della musica elettronica (II parte)

Riprende il percorso musicale per sviscerare la storia della musica elettronica: oggi parleremo della diffusione degli studi di registrazione e delle scuole di musica d'avanguardia, due tappe fondamentali nell'evoluzione di questo genere.
Grazie ai miglioramenti avvenuti fino agli anni Quaranta dello scorso secolo, poco dopo cominciarono a diffondersi studi di registrazione dotati di apparecchiature in grado di generare, modificare e mixare il suono e, nello stesso periodo, iniziò a essere molto usato anche il magnetofono, permettendo così ai compositori di manipolare le diverse registrazioni applicando vari effetti. Si trattava di una vera e propria operazione di "taglia e incolla" dei vari pezzi di nastro magnetico.






Tra i centri di musica elettronica, vanno ricordati sicuramente lo Studio For Electronic Music di Colonia, con Karlheinz Stockhausen fra i rappresentanti, il Columbia-Princeton Electronic Music Center e lo Studio di Fonologia della RAI di Milano, fondato su idea di Luciano Berio e Bruno Maderna.
Questo contribuì indubbiamente ad aumentare la popolarità delle apparecchiature elettroniche tra gli accademici e alla diffusione di varie scuole di musica elettroacustica, di cui una tra le più importanti è quella di Darmstadt in Germania.
Nel prossimo appuntamento con la storia della musica elettronica cercheremo di approfondire meglio in che modo si è diffusa tra il pubblico questa musica inizialmente elitaria.
Buon weekend a tutti! 


domenica 27 ottobre 2013

Hit Parade: Il cielo in una stanza

Per la rubrica dei singoli rimasti ai primi posti in classifica negli anni passati, oggi trattiamo il 1960 e uno dei brani più importanti della nostra tradizione musicale.
La canzone, che non necessita di presentazioni ulteriori, è stata scritta e composta da Gino Paoli, Tony De Vita, Mogol e Toang (Renato Angiolini). Nella prima versione, il nome di Paoli non era stato accreditato, in quanto troppo giovane per iscriversi alla SIAE a quei tempi.
La risonanza della canzone negli anni e nei paesi del mondo è stata talmente importante da condurre vari artisti a realizzarne numerose cover in più lingue (sia in studio che limitate al live in alcuni eventi televisivi): Gino Paoli, Connie Francis, Franco Simone, Morgan, Noemi, Giorgia, Carla Bruni, Battiato, Ranieri, Manuel Miranda, Mike Patton, Giusy Ferreri e Malika Ayane sono solo alcuni dei nomi di questi artisti. La versione più importante è sicuramente l'originale del 1960, eseguita dall'interprete anche nel film "Appuntamento a Ischia", e incisa nuovamente nel 1969 con un arrangiamento differente.
Se non si fosse ancora capito, stiamo parlando di Mina e del suo primo posto in classifica nel 1960 con "Il cielo in una stanza"

sabato 19 ottobre 2013

Storia della musica elettronica (I parte)

Oggi Music Drops inizia un percorso musicale per prendere in esame uno dei generi più variegati e utilizzati nelle sue varie sfaccettature: la musica elettronica.
Cominciamo analizzando i primi strumenti inventati con l'intenzione di creare questa musica, seppure, in alcuni casi, con i dovuti limiti.
Nel 1897, l'avvocato e inventore americano Thaddeus Cahill creò il primo strumento musicale in tal senso, ovvero il telharmonium o dinamofono.






L'intenzione era quella di produrre correnti elettriche alternate sfruttando 145 dinamo e controllare queste frequenze tramite varie tastiere, ciascuna di 7 ottave.
Il segnale generato risultava piuttosto debole e non amplificabile, per cui inizialmente era nata l'idea di sfruttarlo per la filodiffusione della musica attraverso la linea telefonica. Questo strumento aveva però anche un altro handicap: pesava 200 tonnellate!
Purtroppo non esistono registrazioni originali dell'epoca; da segnalare comunque che 100 anni dopo la nascita di questo strumento, il regista statunitense Reynold Weidenaar ha prodotto il documentario "Magic music from telharmonium" rimettendo in funzione l'unico esemplare rimasto conservato.
Successivamente venne inventato la valvola termoionica, o triodo, primo componente elettronico "attivo", ovvero che fornisce un segnale di potenza amplificato se gli viene fornita energia dall'esterno.
Altra invenzione nell'ambito della musica elettronica fu quella ideata dall'inventore russo Lev Sergeevič Termen: il theremin, ovvero lo strumento che, costituito semplicemente da una vera e propria scatola di componenti elettronici e da una o due antenne, produce suoni elettronici semplicemente avvicinando e allontanando le mani dalle antenne.





Dopo l'incontro con l'inventore russo, nel 1923 un radiotelegrafista e violoncellista francese, Maurice Martenot, decise di creare qualcosa che unisse l'idea precedente con qualcosa di più famigliare ai musicisti, ovvero una tastiera a 88 tasti per controllare l'altezza dei suoni prodotti: nacque così, cinque anni più tardi, Onde Martenot (o, in francese, Ondes Martenot).
Con un'estensione di sei ottave, può produrre anche glissati, intervalli inferiori al semitono e diversi timbri e, basandosi sulle differenze di frequenza emessa da generatori (oscillatori) è considerato l'antenato dei più moderni sintetizzatori e fino alla metà degli anni Cinquanta era considerato uno dei migliori strumenti elettronici esistenti.




Pochi anni più tardi, Friedrich Trautwein inventò il trautonium, con alcune semplificazioni nell'uso delle strumentazioni elettroniche, e negli anni Trenta vennero costruiti i primi strumenti in grado di emulare i suoni di un'orchestra.
Gli anni Quaranta videro la nascita dei primi sintetizzatori, strumenti in grado di riprodurre imitazioni di strumenti musicali veramente esistenti o creare suoni ed effetti non esistenti in natura, sotto il controllo di un musicista o un sequencer.
Generalmente comandato tramite una tastiera come quella di un pianoforte, esistono comunque altri sintetizzatori gestiti tramite le corde di una chitarra, il fiato, una pressione di qualche tipo o altri controller ancora diversi.




Nei primi anni Cinquanta aumentò la produzione di transistor, che sostituirono i triodi nella gestione della corrente elettrica e che, grazie a dimensioni ridotte, costi ridotti e maggiore praticità, rivoluzionarono l'industria elettronica.
Così si conclude la prima parte della storia della musica elettronica. Continuate a seguire Music Drops per scoprire il seguito!