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Appartenente ad una famiglia di musicisti, il pugliese Peppino Principe fu un fisarmonicista attivo già dalla metà degli anni '50 del secolo scorso e che sapeva destreggiarsi fra vari generi musicali prediligendo il jazz e il folk.
Molte furono le sue incisioni che gli diedero notorietà e gli valsero anche premi importanti.
Per chi fosse interessato è possibile visitare il sito web ufficiale al link http://www.peppinoprincipe.com/
Oggi riprendiamo la rubrica dedicata alle canzoni e lo facciamo parlando di I heard it through the grapevine.
La canzone venne scritta nel 1966 da Barrett Strong e Norman Whitfield e prima di arrivare al successo ebbe un percorso piuttosto travagliato.
La prima registrazione del brano venne fatta lo stesso anno dai Miracles, band in cui militava anche William "Smokey" Robinson Jr, senza poi essere pubblicata.
L'anno successivo ne venne registrata una versione da Marvin Gaye, ma anche in questo caso il suo produttore decise di non pubblicarla.
La prima versione ad essere pubblicata, nel 1967, fu quella registrata da Gladys Night and the Pips.
Nel 1968 Marvin Gaye registrò la sua versione nell'album "In the groove" e solo successivamente il suo produttore decise di pubblicare la canzone anche come singolo: e questo arrivò in cima alle classifiche e ci rimase per alcune settimane vendendo alcuni milioni di copie e ottenendo poi il successo mondiale attualmente riconosciuto!
Nel corso degli anni ne sono state fatte anche varie cover tra cui ricordiamo, solo ad esempio, quella dei 1970 ad opera dei Creedence Clearwater Revival.
Lasciando ulteriori dettagli agli interessati, ora concludiamo in musica.
Il pianista e compositore francese è uno dei maggiori compositori in ambito classico e durante la sua carriera compose brani risentendo dell'influenza artistica di altri autori quali Gounod e Chopin e rendendoli propri a volte in maniera eclettica.
Fu anche molto vario nella sua produzione spaziando dalle composizioni per pianoforte a quelle per orchestra a tanto altro.
Lasciando ulteriori dettagli agli interessati, ora diamo spazio alla musica.
Oggi riprendiamo la rubrica dedicata ai brani che hanno scalato le classifiche e lo facciamo parlando brevemente di Hard to say I'm sorry, portata al successo dalla band americana dei Chicago nel 1982.
La canzone, di genere pop rock, raggiunse la vetta delle classifiche in vari Paesi e, nell'anno di uscita, partecipò anche al Festivalbar.
Vinse un Disco d'Oro in Giappone e venne utilizzata per alcune colonne sonore.
Oggi riprendiamo la rubrica dedicata alle band parlando di MozART Group o, se preferite il nome originale, Grupa MoCarta.
Stiamo parlando di un quartetto d'archi di Varsavia (Polonia), ma non è un quartetto d'archi tradizionale... cioè, insomma, la formazione è quella classica del quartetto d'archi (due violini, viola, violoncello) e la musica proposta è quella classica, ma MozART Group si esibisce in modo veramente particolare.
Su questo però. non vogliamo svelarvi ancora nulla e lasciare parlare la musica.
Prima di concludere, per chi fosse interessato è possibile consultare anche il sito web ufficiale al link https://www.mozartgroup.net/
Oggi riprendiamo la rubrica dedicata alle meteore musicali parlando brevemente dei Babylon Zoo.
La band britannica, che rimase in attività per la maggior parte degli anni '90 del secolo scorso, pubblicò due album e alcuni singoli.
Il brano per cui sono ricordati solitamente è Spaceman del 1996, un brano caratterizzato da suoni elettronici e chitarre distorte che raggiunse la vetta delle classifiche in vari Paesi. E ascoltandolo qualcuno potrebbe ricordarsi di una pubblicità in voga in quegli anni.
Ciao tutti! Questa settimana inauguriamo una nuova rubrica dedicata ai libri che trattano musica e lo vogliamo fare parlando del libro "Vittorio Borghesi" scritto da Gianni Siroli per la casa editrice Tempo al Libro.
Noi di Music Drops abbiamo già parlato precedentemente di Vittorio Borghesi qui, e in questo libro l'autore Gianni Siroli, volto televisivo noto agli appassionati del genere musicale da ballo e non solo, fa del fisarmonicista romagnolo un ritratto interessante partendo da materiale di archivio e corredandolo con testimonianze di altri artisti che collaborarono con "il Paganini della fisarmonica" (com'è definito anche nel sottotitolo del libro) e immagini d'epoca.
A conclusione dell'opera, la discografia essenziale... e qualche spartito per provare a cimentarsi con alcuni capolavori per fisarmonica nati dall'estro del maestro romagnolo.
Oggi riprendiamo la rubrica dedicata ai brani sperimentali e lo facciamo parlando di Voglio vederti danzare di Franco Battiato.
La canzone è l'ultima traccia dell'album "L'arca di Noè" del 1982.
A livello compositivo, l'arrangiamento "accompagna" un testo ricercato e particolareggiato che mette in contrapposizione Occidente e Oriente con un alternarsi di vari ritmi che si possono ritrovare tra le musiche popolari fino all'insolita conclusione con un valzer viennese.
Voglio vederti danzare ha vinto un Disco di Platino e ha avuto varie cover.
Oltre alla versione in italiano, sono state registrate anche la versione in inglese e la versione in spagnolo.
Di origini romagnole, Ebe Stignani si laureò in pianoforte e canto per dedicarsi poi alla canzone essendo dotata di una tecnica eccellente e di un'ampiezza vocale molto estesa che le permettevano di interpretare anche ruoli da contralto e soprano drammatico.
Molte furono le sue interpretazioni nonché le incisioni discografiche.
Durante la sua carriera Ebe Stignani ottenne riconoscimenti di rilievo.
Tra le varie intitolazioni a suo nome ricordiamo il Teatro Comunale di Imola.
Lasciando ulteriori dettagli agli interessati, vi auguriamo un buon weekend in musica.
Il 4 luglio 1826 a Pittsburgh (Stato della Pennsylvania, USA) nasceva Stephen Collins Foster.
Nonostante la sua carriera relativamente breve, Stephen Foster è considerato il più noto compositore di musiche e testi di canzoni dell'800 negli Stati Uniti d'America nonché il padre della musica folk americana.
L'artista americano fu un autore prolifico: compose decine di brani molto famosi (noi abbiamo già parlato di Oh Susannaqui) lasciando nella memoria degli Stati Uniti d'America, e non solo, un ricordo indelebile.
Ora concludiamo in musica lasciando ulteriori dettagli agli interessati.