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E apriamo il nuovo anno con le meteore che hanno segnato il panorama musicale per breve tempo a livello mediatico.
Un classico italiano in tal senso è quel "Turuturu" che sentivano nella testa gli allora giovanissimi Francesco Boccia e Giada Caliendo, ovvero Sanremo 2001
Una meteora che ha sfiorato l'atmosfera del pianeta musica anche in occasione de "I migliori anni" di Carlo Conti... e sempre e comunque al ritmo di quell'onomatopea così strana che fa turuturu nella testa e che... ok, basta.
Oggi parliamo di un classico che, da quando è stata composto, è entrato nella tradizione delle festività natalizie: White christmas.
Frutto della creatività di Irving Berlin, compositore e paroliere americano con origini russo-ebraiche nato alla fine del XIX secolo, esistono varie ipotesi sul luogo in cui sia stata composta.
In pubblico è stata proposta per la prima volta il giorno di Natale del 1941 da Bing Crosby durante il suo show radiofonico alla NBC Radio "The Kraft Music Hall".
Successivamente, il 29 maggio 1942 lo stesso Bing Crosby ha registrato la canzone con la John Scott Trotter Orchestra e i Ken Darby Singers per la Decca Records in 18 minuti.
Da quell'anno, la versione incisa da Bing Crosby detiene record di posizionamenti nelle hit parade e di vendite. La canzone detiene il record come singolo più venduto al mondo: la versione di Bing Crosby è accreditata di 50 milioni di copie, mentre l'edizione del 2009 di The Guinness Book Of World Records annovera questa canzone per i 100 milioni di copie considerando tutte le versioni esistenti.
E questi solo solo alcuni dei record di questa canzone.
Di tutte le versioni esistenti, quella che si può ascotare tuttora, che è anche la più famosa, è quella incisa dallo stesso Bing Crosby il 18 marzo 1947, in cui si è cercato di renderla il più fedele possibile alla versione del 1942, quando è stato richiamato dalla Decca Records per registrarla nuovamente insieme alla John Scott Trotter Orchestra e ai Ken Darby Singers perché l'originale si era danneggiato per il suo frequente utilizzo.
A questo punto, non resta che ascoltare alcune versioni di questa canzone natalizia dei record, senza dimenticare la versione italiana, Bianco Natale, con il testo scritto da Filibello (nome d'arte di Filippo Bellobuono), paroliere, compositore e giornalista italiano del secolo scorso.
Buone Feste a tutti!
Come non parlare di questo brano nella nostra classifica personale di singoli leggendari?
Il pezzo è il più rappresentativo di Anastacia e parla del suo complicato rapporto col padre. Una canzone pop rock dal ritmo incalzante e una voce divenuta iconica per il suo timbro estremamente scuro.
Insomma... per la sua fama, di "Left outside alone" non si può dire nulla senza essere banali. Segnaliamo solo che esistono tre versioni del video, una forma extended del testo e inoltre il "seguito", ovvero "Left outside alone part 2", che differisce dall'originale per il genere, divenuto pop melodico e con una voce molto più arrotondata e lontana dall'originale soul/rock di Anastacia prima maniera.
Oggi torniamo a parlare delle band della storia della musica e lo facciamo trattando i Foreigner, gruppo rock anglo-statunitense formato nel 1976 da Mick Jonesm insieme a Ian Mc Donald (ex King Crimson). La prima formazione vide anche Lou Gramm, Ed Gagliardi, Al Greenwood e Dennis Elliott.
Il loro primo album, omonimo, uscitò nel 1977 piazzandosi al quarto posto della classifica US, ma questo non è l'unico album della band ad ottenere un piazzamento di alto livello nelle hit parade: "Double vision" (1978) arrivò al terzo posto US e al 32esimo UK, "Head games" (1979) si piazzò al quinto posto US, "4" (1981) fu al primo posto della classifica US e al quinto di quella UK, "Agent provocateur" (1984) si piazzò al quarto posto US e al primo nella classifica UK.
Gli album successivi, raccolte comprese, raggiunsero posizioni più basse in classifica.
Dopo i vari avvicendamenti nel corso degli anni, la formazione attuale della band vede il fondatore Mick Jones (chitarra, tastiere, pianoforte) insieme a Jeff Jacobs (pianoforte, tastiere, organo), Jeff Pilson (basso), Thom Gimbel (chitarra, sassofono) e Kelly Hansen (voce).
A questo punto non ci resta che ascoltarli.
Buona settimana...
Oggi parliamo dell'album che ha fatto conoscere al grande pubblico il trio dei Cream: "Disraeli gears".
Inciso dal gruppo inglese agli Atlantic Studios di New York nel 1967, si posizionò al quinto posto delle classifiche UK e divenne poi l'album più venduto dell'anno successivo raggiungendo anche il quarto posto nelle classifiche statunitensi.
Secondo quanto afferma Tom Dowd, ingegnere audio che si occupò delle registrazioni, le sessioni per l'incisione dell'album durarono soltanto tre giorni e mezzo.
L'album originale, che contiene 11 brani, è stato rimasterizzato nel 1998 ai PolyGram Studios.
Esiste poi anche "Disraeli Gears Deluxe Edition", che include sia la versione mono che la versione stereo, oltre a demos, registrazioni alle BBC Radio Sessions e versioni alternative di alcuni brani.
Di tutti i brani contenuti nell'album, vi proponiamo Strange Brew e Sunshine of your love, che sono anche i primi due singoli dell'album stesso.
La copertina di "Disraeli gears" è stata creaata dall'artista australiano Martin Sharp e consiste in una sorta di collage psichedelico, con il titolo al centro e il nome della band sotto, il tutto circondato da una composizione floreale.
L'intenzione era quella di catturare idealmente il suono all'interno della copertina, che lo stesso Martin Sharp descrive come un "caldo suono florescente".
Oggi apriamo una nuova serie di post dedicata ad un fenomeno tipico della nostra epoca, ovvero il viral.
Si tratta, in poche parole, della diffusione a livello capillare ed esagerato di qualche cosa presente nel web. E la musica, grazie a YouTube e Dailymotion, non fa eccezione.
Un esempio eclatante, diventato un vero e proprio cult sulla rete, con milioni di visualizzazioni e centinaia di migliaia di covers, è il brano principale della colonna sonora del film "Frozen".
Il pezzo si chiama "Let it go" ed è stato cantato da varie voci, anche pop, oltre quelle ufficiali delle doppiatrici, vincendo l'Oscar come miglior canzone.
Con questa nuova serie di articoli vogliamo mettere in evidenza i casi musicali che hanno segnato il web, diventando effettivamente virali.
E per rompere, anche se solo parzialmente, i contatti con questa tendenza incontrollabile vorremmo proporre la versione italiana del brano, eseguita magistralmente da Serena Autieri.
Nata il 7 marzo 1963 a Palermo, Maria Concetta Chiarello, meglio conosciuta come Jo Chiarello, è una cantante italiana rimasta in attività tra gli '80 e '90.
Scoperta da Franco Califano, che è stato anche autore di sue canzoni, Jo Chiarello partecipò al Festival di Sanremo del 1981 con la canzone Che brutto affare, venendo eliminata prima della serata finale e, successivamente, dopo avere interrotto la collaborazione con Califano, avere cambiato più volte sile musicale e look e avere cambiato alcune case discografiche a causa del modesto successo ottenuto, vinse nella categoria giovani di "Un disco per l'estate" del 1988 con la canzone Come nasce un nuovo amore e ottenne il secondo posto nella categoria "Nuovi" del Festival di Sanremo 1989 con Io e il cielo.
Ora non resta che ascoltarla.
Buon weekend in musica a tutti!
Oggi parliamo in forma molto abbreviata di un interessante gruppo hard rock statunitense: gli Halestorm. Capitanati da una giovane e fulva ragazza soprannominata Lzzy, questi giovani rockers sono stati i primi a raggiungere il vertice delle classifiche radio avendo come lead vocals una donna.
Peculiare il loro modo di arrangiare brani inediti e la composizione di pezzi su temi sociali importanti; ma soprattutto è apprezzabile lo sforzo nel trasformare brani non legati alla sfera rock, bensì ad artisti più commerciali, per poterli poi suonare nei concerti
Vi lasciamo valutare la loro importante attività con una cover di "Get Lucky" dei Daft Punk
Oggi torniamo a parlare di un brano che ha dominato le classifiche
italiane, ovvero il celebre duetto fra Madonna e Britney Spears "Me
against the music"
Il pezzo è stato oggetto di varie critiche, fra
cui vogliamo ricordare quella della rivista "Spin", poiché ha
inquadrato bene, a nostro avviso, lo stile della canzone: "un bellissimo
esempio di Britney 4.0 - una pietra miliare dance a ritmo
veloce che mastica una percussione che si propaga attraverso un
trafficato ingorgo di sintetizzatori"
Da aggiungere le influenze
rap e r&b del brano, nonché la presenza di una Madonna intellettuale
e politicamente attiva, nel pieno periodo "American Life", che
impreziosisce il video con la sua presenza da performer già abbinata
alle doti di danza e canto della Spears ai tempi della loro esibizione
agli MTV Video Music Awards in compagnia di Christina Aguilera e Missy
Elliott
Oggi riprendiamo la storia delle band e lo facciamo parlando dei Carpenters, un duo musicale-vocale statunitense costituito da Karen (voce e batteria) e Richard Carpenter (voce, tastiere, pianoforte) che è rimasto in attività dal 1969 al 1983.
Il loro periodo di maggior successo è senza dubbio il decennio del 1970, con canzoni e album che svettano nelle classifiche e vincono premi di valore.
Annoverando tra gli autori dei loro brani anche Burt Bacharach, tra i loro successi si ricordano: (They long to be) close to you, del 1970, rimasto quattro settimane nella prima posizione del Billboard Hot 100 e vincitore di un Grammy Award ; Top of the world, del 1972, arrivata prima nella Billboard Hot 100 del 1973 e in Canada, terza nella classifica irlandese e quinta nella UK Singles Chart; Yesterday once more, scritta nel 1973 da Richard Carpenter e John Bettis , arrivata nella seconda posizione del Billboard Hot 100 e di cui Dori Ghezzi, nel suo album omonimo, incise la cover Io sto bene con te; Please Mr Postman, del 1974, che raggiunse la prima posizione del Billboard Hot 100 e la terza posizione della UK Singles Chart; A kind of hush del 1976.
Come se questi successi non bastassero, ecco alcuni record raggiunti dal duo: oltre 100 milioni di copie vendute dei loro album, con successo particolare in Stati Uniti, Giappone e Australia, e dieci album incisi in studio tra il 1971 e il 1983, nove dei quali sono stati certificati come dischi d'oro o platino in varie Nazioni.
Il duo ha concluso l'attività nel 1983 a causa della morte di Karen Carpenter, allora quasi trentatreenne, dovuta alle complicazioni dell'anoressia nervosa di cui soffriva.
Una curiosità: si trova abbastanza materiale riguardo la storia di Karen Carpenter; da segnalare, il film TV intitolato “The Karen Carpenter Story” trasmesso dalla CBS il 1° gennaio 1989, di cui Richard Carpenter è stato produttore esecutivo e curatore delle musiche, e il film di 43 minuti intitolato “Superstar: the Karen Carpenter Story” del regista Todd Haynes, reso pubblico nel 1987 e ritirato tre anni più tardi dopo che lo stesso regista ha perso una causa per violazione del copyright presentata da Richard Carpenter. Nel corso degli anni, quest'ultimo è diventato poi un film cult e inserito nella lista dei primi 50 film cult della rivista americana Entertainment Weekly del 2003.
Detto questo, non ci resta che vedere e ascoltare i Carpenters in alcuni dei loro maggiori successi.
Stay tuned!