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Oggi Music Drops vuole proporre un artista che, dalla Sardegna in cui è nato, ha portato "on the road" la propria musica con uno strumento originale: stiamo parlando di Paolo Angeli.
Da giovanissimo ha cominciato lo studio della chitarra, si è diplomato in etnomusicologia al DAMS di Bologna e da anni collabora anche con molti musicisti di elevato calibro.
Si esibisce in solo o in gruppo suonando la chitarra sarda preparata, uno strumento di cui forse non è semplice, con poche parole, descriverne il funzionamento.
E' senza dubbio alquanto insolito vedere una chitarra a 18 corde, alcune delle quali vibrano per simpatia, con tanto di pedali e quant'altro e suonata con un archetto a mo' di violoncello.
Detto questo, non resta che l'ascolto.
E oggi Music Drops inaugura il post trattando un genere ormai antico, dal nostro punto di vista.
Honky Tonk è un termine che, nell'epoca del proibizionismo negli Stati Uniti, indicava le fabbriche abusive di gin e le taverne con sala da ballo, generalmente riservate al sottoproletariato di colore.
Come scrisse Gildo De Stefano, il genere Honky Tonk è più propriamente uno stile caratterizzato dalla "spinta delle triadi massicce della mano sinistra che genera uno
slancio enorme, accresciuto dai ritmi incrociati fantasticamente
complessi (benché naturalmente intuitivi) della mano destra"
All'interno delle taverne e dei locali succitati,la musica suonata in questo particolare stile (definito anche Barrelhouse, come i locali stessi, per via della presenza dei barili di birra a diretta fruizione dei clienti) fu la base per la nascita del genere Ragtime (ovvero l'antesignano del Jazz).
A livello tecnico, il termine indica più propriamente la sonorità tipica dei pianoforti verticali del Far West o delle colonne sonore delle comiche.
Come esempio di questo stile portiamo "Honky Tonk" eseguita da Bill Doggett.
Per la rubrica Hit Parade, questa settimana proponiamo una canzone portata al successo all'inizio del 1981 dal dj Claudio Cecchetto e scritta da Gualtiero Malgoni, Claudio Simonetti e Tony Martucci: Gioca Jouer.
Il brano in questione, rimasto in vetta alle classifiche per svariati mesi, è stato anche sigla del Festival di Sanremo dello stesso anno, presentato in quell'occasione da Claudio Cecchetto e dall'attrice Eleonora Vallone.
Su questa canzone è stato ideato anche un ballo di gruppo, la cui coreografia è presentata nello prossimo video, tratto dalla trasmissione Discoring del 22 febbraio 1981.
E con questo, anche per stavolta è tutto. Buon weekend in musica!
Il post di oggi seguirà una nuova modalità, in quanto per la prima volta presentiamo un pezzo che ogni italiano sembra conoscere dalla nascita: "Caruso"
La canzone in questione è stata scritta e composta da Lucio Dalla, che trasse ispirazione dal racconto dell'amore di Enrico Caruso per una sua allieva di canto, durante il suo soggiorno ad un hotel di Sorrento in cui il tenore aveva trascorso del tempo prima della sua morte.
Interessante notare come questo brano sia diventato iconico per la musica italiana nel mondo e come per molti stranieri (soprattutto statunitensi) le frasi in napoletano del testo siano associate alla lingua italiana vera e propria e non alla forma dialettale partenopea.
"Caruso" è la canzone italiana che, nelle sue varie versioni, ha venduto più copie nel mondo in assoluto.
Il grande interesse da parte degli interpreti per questo brano è il motivo scatenante del post di oggi, che vorrebbe fornire alcune cover della canzone di Lucio Dalla, partendo dalla versione di Celine Dion e Florent Pagny
Per proseguire con l'interpretazione di Andrea Bocelli
o con quella di Lara Fabian
Anche Mina ne diede un'originale interpretazione
Così anche Laura Pausini (con Julio Iglesias), Milva e Anna Oxa
E così anche Pavarotti, Roberto Murolo, Ana Belén, Etta Scollo, Josh Groban e tanti altri, fino ad arrivare ai giovani talenti dei talent, come Verdiana Zangaro.
Il significato di questo post è che anche solo un brano può veramente unire, al di là del linguaggio dei popoli, molti cuori, sensazioni, emozioni e chiaramente artisti.
Vi auguriamo un buon ascolto della versione che preferite di questo classico struggente e immortale.
Oggi su Music Drops inauguriamo una nuova rubrica dedicata ai brani che svettarono in classifica per un periodo più o meno lungo.
Iniziamo parlando di Afric Simone, un cantante originario del Mozambico e che in Italia è conosciuto tra il pubblico principalmente per una canzone: stiamo parlando di Ramaya, che raggiunse il quinto posto delle classifiche italiane nel 1976 e che, in lingua swahili, risultava esotica all'orecchio europeo, mescolando ritmi disco a una melodia di facile ascolto.
Buona musica!
Oggi Music Drops vuole puntare l'attenzione su Rex Smith, artista americano che cominciò la carriera musicale nella seconda metà degli anni '70 nella band di genere hard rock chiamata semplicemente Rex, ottenendo vari successi, tra cui Feeling Better
e Ten Seconds Of Love
Il 1979 è l'anno del singolo You Take My Breath Away per il film tv Sooner Or Later
cui seguirono altri successi.
L'ultimo album inciso da Rex Smith è "Simply... Rex" del 2000.
L'artista di cui stiamo parlando ha comunque anche una carriera cinematografica e televisiva e in Italia è conosciuto anche per avere interpretato il personaggio di Jesse Mach, protagonista della miniserie tv Street Hawk.
Oggi parliamo di una meteora molto nota in Italia ed Europa. Nikka
Costa (nata Domenica Costa a Tokyo nel 1972) è stata considerata una
bambina prodigio fin dal suo esordio. In realtà la sua produzione
discografica e artistica si deve sostanzialemente al padre Don Costa,
musicista di fama mondiale, e a Tony Renis, che decise di lanciare la
ragazzina nella discografia italiana ed europea per via della sua
amicizia con la famiglia Costa.
A parte che per la partecipazione a
Sanremo 1990 con la versione inglese di "Vattene amore" e poche altre
cose rimaste piuttosto nebulose negli anni, Nikka Costa è conosciuta
quasi esclusivamente ai più per la cover del brano di Irene Cara "Out
here on my own", interpretata nel 1981 al Festivalbar insieme al padre.
Negli anni più recenti pare che Nikka abbia collaborato con artisti statunitensi.
Detto ciò, vi lasciamo con il brano che l'ha resa famosa ai suoi esordi.
Oggi Music Drops vuole dedicare un piccolo post a una voce estremamente potente. Jennifer Hudson è una cantante nata a Chicago nel 1981. Ha raggiunto una proto-notorietà grazie a un talent show (American Idol) in cui si classificò settima. La parte più interessante della sua carriera (per ora ancora breve) è certamente la sua presenza nella trasposizione cinematografica del leggendario musical "Dreamgirls", opera di Broadway e che raccontava la storia, in forma metaforica, delle Supremes e della loro importanza per l'affermazione della musica nera negli anni sessanta e settanta. Jennifer Hudson ha avuto il privilegio di lavorare accanto ad attori e cantanti molto affermati, come Eddie Murphy e Beyoncé Knowles (meglio conosciuta come cantante pop), ma soprattutto l'onore di interpretare il ruolo forse più complicato e ricco del musical: Effie White. La parte in questione è stata affidata negli anni a tantissime interpreti, tra cui Jennifer Holliday: a livello vocale si richiede un'estensione superiore alla media, un timbro estremamente scuro e una grande agilità. Per questo ruolo la Hudson ottiene il premio Oscar (diventanto una delle poche attrici ad ottenere questo premio al film di debutto) e la sua versione del brano, inciso anche per il disco della colonna sonora, diventa un punto di riferimento per molte giovani cantanti. La sua carriera successiva, nonostante le ottime vendite, è quasi totalmente priva delle sfumature e della sensibilità dimostrata nel musical, poiché il mercato discografico di qualche anno fa richiedeva un approccio più simile all'RnB moderno di artisti come Rihanna e Beyoncé. Qui di seguito trovate il segmento del film-musical in cui la Hudson esegue il brano più importante del suo personaggio, ovvero "And I am telling you I'm not going", brano di disperazione, rabbia e dolore usati per affermare con arroganza che Effie White non sparirà dalla vita del suo amore e tantomeno il suo successo come cantante verrà intaccato dalle ingiustizie da lei subite nella trama del musical.
Oggi Music Drops vuole puntare l'attenzione su un genere musicale che magari non tutti conoscono, ma che risulta comunque importante per la storia della musica: lo skiffle.
Nato nella prima metà del secolo scorso negli USA, si è poi diffuso anche in Inghilterra e in particolar modo lungo le rive del fiume Mersey, a Liverpool, e risente di influenze jazz, country e blues.
Analogamente al blues per i neri delle piantagioni di cotone, lo skiffle veniva usato come canto di disperazione dagli scaricatori di porto prima di diffondersi nella cultura giovanile alla fine degli anni '50.
In questo periodo nacquero tantissimi gruppi skiffle, il più famoso dei quali è probabilmente quello dei Quarryman, fondato dall'allora sedicenne John Lennon, prima dell'era Beatles, e che prende il nome dalla Quarry Bank High School frequentata da quest'ultimo.
Tra i cantanti solisti, il più conosciuto è sicuramente lo scozzese Lonnie Donegan, ovvero "the king of skiffle".
Il repertorio è principalmente formato dai successi rock 'n' roll del momento e da ballate popolari, mentre gli strumenti usati erano piuttosto semplici: una chitarra, una batteria, eventualmente un banjo, oltre a washboard (più semplicemente, l'asse da bucato) e il tea-chest bass (una cassa in legno usata solitamente per il trasporto del té e modificata per l'occasione inserendo un manico di scopa e tendendoci una corda).
Una curiosità: negli USA esistono tuttora festival musicali dedicati espressamente al washboard, con tanti artisti che esprimono la loro musica con questo strumento un po' fuori dal comune.
Per la serie meteore, oggi affrontiamo un caso particolare, che di per sé potrebbe essere definito una vera e propria contraddizione musicale. La cantante in questione viene da Sassari e di lei non si sa molto, proprio perché la partecipazione a Sanremo 1993 è tuttora considerata l'unico frammento della carriera musicale di quest'interprete. Più precisamente, Maria Grazia Impero partecipò alla categoria nuove proposte (quell'anno vinta da una giovanissima Laura Pausini con "La solitudine") grazie alla vittoria del concorso "Sanremo famosi" (che negli anni ha cambiato nome in Sanremo Giovani, accademia di Sanremo, Sanremolab ecc) Il brano è un vero e proprio pezzo rock. E qui nasce la contraddizione, poiché il genere in questione non è chiaramente appannaggio del festival di Sanremo. Il titolo "Tu con la mia amica" e il testo pieno di non-sense, accompagnato da una performance non proprio perfetta a livello tecnico, nonché da una serie di "mossette" da rock star in un abito da cavallerizza... tutti elementi che portano vari orchestrali a ridacchiare e la co-conduttrice Lorella Cuccarini a impietrirsi al termine della performance. Pare che il conduttore Baudo abbia sdrammatizzato l'aria creatasi durante l'esibizione, attraverso l'imitazione di uno dei gesti della cantante... chissà quale? Basta vedere il video e probabilmente a nessuno sfuggirà il particolare "Hula-hula hop". Alcune informazioni sul brano: pare che fosse uno scarto di Loredana Bertè dall'album Streaking, scritto da Enrico Riccardi. Verrà pubblicato solo all'interno del circuito dei 45 giri legati a Sanremo, dato che la cantante non sarà più sostenuta dalla sua etichetta discografica, in seguito a questa partecipazione. Edit: dobbiamo modificare il post perché, a grande sorpresa, l'artista presente nel video e di cui abbiamo parlato in questo post ci ha contattato attraverso numerosi ed esaustivi commenti, rivelando un sacco di notizie interessanti in merito a quel periodo. Trovate tutte le informazioni da parte di Maria Grazia Imperio (all'epoca del video Maria Grazia Impero) nei commenti di questo post.